Conversazione semi-immaginaria sul posto dove non siamo

“Mi sa che voi sulla terra sprechiate il vostro tempo a chiedervi troppi perchè. D’inverno non vedete l’ora che arrivi l’estate, poi d’estate avete paura che ritorni l’inverno. Per questo non vi stancate mai di viaggiare, di rincorrere il posto dove non siete…dove è sempre estate. Non dev’essere un bel lavoro.”

La leggenda del pianista sull’oceano

– Sai, mi manca il Politecnico.

– Sei impazzito?

– Forse sì.

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La sai l’ultima?

La tendenza naturale che cerco di combattere quotidianamente è quella della polemica costante, quello stato dell’animo umano, a volte mitigato dalla timidezza o dalla buona educazione, che tutti coltiviamo nel profondo e difendiamo ritenendo che sia parte inscindibile del nostro essere. La polemica è una reazione volontaria o involontaria allo status quo e non è necessariamente negativa. Tuttavia, se non prestiamo attenzione, cresce selvaggiamente in noi trasformandosi da mattone della vita in arma di distruzione di massa, che falcia indiscriminatamente qualunque erbaccia osi interporsi sul suo cammino.

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Buon anno e buone feste

Un altro anno è quasi finito e ci apprestiamo a iniziarne uno nuovo. Per qualcuno quello passato non è stato particolarmente felice, ad altri ha portato invece gioie e soddisfazioni. Per me è stato un anno abbastanza denso di impegni e attività, con la riapertura del blog, ho scritto un libro e un libretto, ho partecipato alle attività del Gruppo Astrofili Galileo di Alessandria e contribuito a mio modo ai Viandanti delle Nebbie, ho letto un po’ di libri, mi avvio verso la fine dell’esperienza universitaria, ho fatto il fidanzato, lo zio e l’amico (spero). Insomma, come tante altre persone, direi anzi quasi tutte, sono stato impegnato in molte cose, forse troppe, e varrebbe la pena di fermarsi a respirare la vita ogni tanto, mettendo da parte le preoccupazioni e gli impegni per assaporarne l’essenza. L’augurio migliore che posso fare a voi, a me, a tutti noi per il nuovo anno è quindi di ritrovare un po’ di calma, che in questi tempi di consumismi e multi-tasking sembriamo ormai avere perso. Vorrei farlo con una citazione tratta da un libro “L’arte di passare all’azione” di Gregg Krech:

Rallentare. Questo potrebbe essere l’unico rimedio efficace per la particolare missione di salvataggio del mondo cui voglio dedicarmi: la lotta per la sostenibilità, per una vita armoniosa che rispetti i limiti e le leggi del pianeta Terra.
Se non avessimo tutta questa fretta, avremmo il tempo di andare a piedi anziché in auto, di viaggiare in barca a vela anziché in aereo. Di raccogliere la sporcizia che seminiamo qua e là. Di discutere i progetti con la comunità prima di mandare i bulldozer a fare cambiamenti irreversibili. Di calcolare quanto pesce possa produrre l’oceano prima che i pescherecci facciano a gara per depredare il poco che resta.
Immaginate di muovervi a un ritmo abbastanza lento non solo per annusare i fiori, ma anche per percepire le sensazioni del vostro corpo, per giocare con i bambini, per guardare in faccia le persone care senza i vincoli imposti da orari o tabelle di marcia. Supponete di non dovervi più ingozzare al fast food e di iniziare ad assaporare lo slow food, coltivato, cucinato, servito e mangiato con amore. Ipotizzate di avere ogni giorno la possibilità di starvene seduti per un po’ in silenzio.
Credo che se facessimo queste cose il mondo non avrebbe bisogno di essere salvato. Ridurremmo drasticamente il consumo di energia e di risorse perché godremmo appieno di ciò che usiamo. Non dovremmo acquistare un mucchio di oggetti che ci permettano di risparmiare tempo (vi siete mai chiesti che fine facciano i minuti che economizziamo grazie a questi aggeggi?). Non commetteremmo così tanti errori. Ci ascolteremmo di più e ci feriremmo di meno. Forse avremmo perfino la possibilità di ragionare sulle nostre soluzioni preferite, di testarle e di osservarne i veri effetti.

Non mi resta che sperare che questi buoni propositi si trasformino in azioni concrete, per voi e per me. Buone feste e buon anno, sinceramente.

Marco

La nave di Teseo (E.P.)

Come qualcuno mi fa notare, in questo periodo sono in vena di “pipponi mentali”, ma evidentemente sono in buona compagnia visto che il mio amico Edoardo si è premurato di farmi avere il suo. Naturalmente non poteva che innescare un meccanismo pericoloso, per il quale i pipponi mentali si richiamano a vicenda, ed è così che ho scritto un commento pipposo al suo pippone. Buona lettura. (M.M.)

Il paradosso della nave di Teseo suppone che la nave appartenuta al famoso eroe venga tenuta ormeggiata al molo come un pezzo da museo. Col passare del tempo però, le parti di cui è composta che incominciano a deteriorarsi vengono sostituite con nuove parti, fino a quando, trascorsi gli anni, delle parti originali non ne rimane più traccia. La domanda insita in questo paradosso è: la nave le cui parti sono state interamente sostituite è ancora la nave originale oppure è una copia?

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